Esiste un errore cognitivo sottile che appesantisce la carriera di tanti studenti universitari. Un errore che non si risolve con più studio, ma con un cambio radicale di prospettiva.
Prendiamo Sara, vent’anni, iscritta a scienze politiche sotto la Mole. Sara è sempre stata "quella brava". Ma dopo un esame andato male e un periodo di forte stress, la sua mente ha iniziato a produrre un’etichetta adesiva, di quelle difficili da staccare: "sono una studentessa mediocre".
Il Problema: Confondere il contenuto con il contenitore
In studio, definiamo questo stato "Fusione". Sara commette l’errore di identificarsi totalmente con i suoi pensieri, le sue paure e i suoi risultati accademici.
Per lei, il pensiero "sono mediocre" non era un evento passeggero, era la sua identità.
Se il voto è basso, Sara è bassa. È come se una casa pretendesse di essere i mobili che contiene: se i mobili sono vecchi o rotti, la casa pensa di essere vecchia o rotta.
Questa rigidità è ciò che alimenta l'ansia da prestazione e il blocco dello studente.
La Svolta: Il Sé come contesto
Abbiamo lavorato per spostare Sara verso quello che chiamiamo Sé come contesto.
Mi spiego meglio.
Immagina che la tua coscienza sia come uno stadio. In campo ci sono i giocatori: i tuoi pensieri positivi e non, i tuoi ricordi, i tuoi successi, gli insuccessi, tutto. A volte la partita va bene, a volte è un disastro.
Il punto qual'è? Tu non sei i giocatori. Tu sei lo stadio.
Lo stadio contiene la partita, ma non viene scalfito dal risultato. Che si vinca o si perda, lo stadio rimane lì, solido, integro, pronto per l’evento successivo.
Sara ha imparato che lei è il luogo in cui i pensieri accadono, non i pensieri stessi.
Quindi?
Quando smetti di lottare per "non essere" un fallimento, o mediocre come nel caso si Sara, e accetti di essere lo spazio sicuro in cui l'esperienza del fallimento può transitare senza distruggerti, accade qualcosa di straordinario: la tua mente si calma.
Sara ha scoperto che può andare in sessione d'esame portando con sé la paura, senza che quella paura diventi la sua carta d'identità. Ha smesso di essere la "nuvola nera" per tornare a essere il cielo che la ospita.
Conclusione
La flessibilità psicologica non consiste nel pensare positivo, ma nel riconoscere il proprio spazio. Se ti senti bloccato da un'etichetta che la tua mente ti ha appiccicato addosso, ricorda: tu sei il contenitore, non il contenuto.
